martedì 23 gennaio 2007

La Sorgente J.L.Runeberg (Finlandia, 1804-1877)


Biografia di Johan Ludvig Runeberg

Con J.L.Runeberg (1804-1877), scrittore finno-svedese e insegnante di latino e greco prima ad Helsinki e poi a Borgå (dal 1837 al 1857), la poesia in Finlandia acquista una posizione indipendente. Runeberg venne considerato, ancora in vita, come un ”monumento” nazionale, ma recentemente ne è stata riscoperta la natura passionale e dispotica, anche verso sua moglie Fredrika (scrittrice ella stessa). Nella prima raccolta ”Poesie” (1830) egli ricerca la semplicità della poesia popolare. Nel racconto sul contadino Paavo esprime il suo patriottismo ed il desiderio di promuovere il popolo finlandese al ruolo di protagonista. La raccolta di esametri ”I cacciatori di alci” (1832) è un realistico, quasi etnologico, sforzo di descrivere la vita in Finlandia. Nei lavori epici ”Hanna” (1836), ”Notte di Natale” (1841) e soprattutto in ”Re Fjalar” (1844) egli tratta invece, su un sfondo di mitologia nordica e celtica, temi quali l’umana superbia, l’annientamento e la riconciliazione. Il suo capolavoro rimane, però, ”I racconti dell’alfiere Stål” (1848[I]-1860[II]) in cui racconta la guerra russo-svedese del 1808-1809 durante la quale la Finlandia cessò dopo 650 anni di essere parte integrante del regno di Svezia e venne annessa all’Impero russo. Qui l’ideale eroico si unisce ad un magnifico realismo ove gli eroi (o antieroi) sono spesso dei comuni soldati (vedi il noto personaggio di Sven Dufva) o delle povere donne (come l’eroina Lotta Svärd). Quest’opera, peraltro scritta in svedese come tutta la produzione di Runeberg, è stata il primo grande tentativo di dare al popolo Finlandese una dignità nazionale. Runeberg compose anche molti inni sacri (Psalmer) che ancor oggi vengono correntemente usati per le funzioni religiose sia in Finlandia che in Svezia. Una sua lirica dedicata alla natura finlandese ed al destino del suo popolo è oggi il testo dell’Inno Nazionale ”O nostra terra natale”. La casa di Runeberg a Borgå è oggi un museo aperto al pubblico. Nel sonetto ”O sorgente, siedo alle tue rive”, testo di una canzone popolarissima sia fra i finlandesi di lingua svedese che fra i connazionali di lingua finlandese, le nuvole sono una metafora delle donne (infatuazioni, amori, scappatelle, o veri tradimenti) che passarono davanti al poeta durante la sua vita. Li vede ora con occhi diversi: sono solo vanità che hanno disturbato la vera sorgente, la sua anima di poeta.

Johan Ludvig Runeberg (Finlandia, 1804-1877)
Källan / La sorgente (dalla raccolta Dikter II, 1833)
Traduzione di Piero Pollesello

O sorgente, siedo alle tue rive
e guardo come il corteo di nuvole,
guidate da mano invisibile,
si riflette nelle tue onde tremule.

Ecco, una nube appare e si infiamma rossa
come il sorriso di un bocciolo di rosa.
Ma, addio! Così presto mi dice addio
per non tornare più.

Un’altra ne vedo arrivare
ancora più rilucente e bella!
Oh, se ne va’ anche questa, altrettanto in fretta,
e, volubile, sparisce

E ancora una! Ma questa non vuole andarsene
e segue lenta il suo corso;
o sorgente, ora il cielo è scuro
e la sua ombra ti rabbuia

Quando ti vedo così, o sorgente
penso alla mia anima:
a quanti cieli dorati
ha dovuto dire addio,

a quanti cieli pesanti e tristi
hanno gettato su di te una notte fonda,
e sono venuti all’improvviso,
ma se ne sono andati così lentamente.

E anche se lo so bene
come se ne siano venuti o andati,
so che sono solo stati cieli vuoti
che si riflettevano nella mia anima.

La luce e le ombre del tuo specchio d’acque
hanno dipeso da essi! -
o sorgente, quando finirà questo gioco?
quando le tue acque avranno pace?

Johan Ludvig Runeberg (Finlandia, 1804-1877)
Källan / La sorgente (dalla raccolta Dikter II, 1833)

Testo originale

Jag sitter, källa vid din rand,
och ser på molnens tåg,
hur ledda av en osedd hand,
de växla i din våg.

Där kom en sky, den log så röd
som rosenknoppen ler;
farväl! hur snart farväl den bjöd,
för att ej komma mer.

Dock där en annan, lika klar
och strålande igen!
Ack, lika flyktig, lika snar,
försvinner även den.

Nu åter en! - Den vill ej fly,
den vandrar tung sin stig;
men, källa, mörk är denna sky,
och den förmörkar dig.

Jag tänker, när jag ser dig så,
uppå min egen själ:
hur mången gyllne sky också
har bjudit den farväl,

hur mången tung och dyster spred
sin djupa natt i den,
och kom så hastig, ack, med skred
så långsamt bort igen.

Men hur det kommit, hur de gått,
jag känt dem ganska väl;
de varit tomma skyar blott
i spegeln av min själ.

Och spegelns ljus och mörker skall
likväl av dem bero! -
o källa, när blir leken all,
när får din bölja ro?

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