mercoledì 2 aprile 2014

Raccolta "Venezia in Novembre" - Rabbe Enckell (Finlandia 1903-1974)



Il ciclo di poesie Venedig i november  fu pubblicato per la prima volta su un quotidiano all’inizio del dicembre 1964 come omaggio all’accademico Johannes Edfelt, amico di Rabbe Enckell ed a sua volta poeta e traduttore, in occasione del suo sessantesimo compleanno. L’anno seguente le sette poesie furono ripubblicate nella breve raccolta Det är dags (È l’ora), insieme ad altre liriche su Roma, Paestum, e la necropoli etrusca di Cerveteri. Tutti testi originati durante un soggiorno di più di sei mesi in Italia, uno dei tanti viaggi di Enckell in quel paese che visitò a più riprese durante la giovinezza, la maturità, ed anche in vecchiaia.
Sotto ogni aspetto queste liriche sono caratteristiche del loro autore, l’allora quasi sessantenne Enckell, e del suo atteggiamento verso la vita. In apertura egli esprime la sua felicità di poter apprezzare di persona, in una Venezia prossima all’inverno e quasi abbandonata, quello che altri scrittori ed artisti suoi predecessori  avevano provato in quel magico ambiente. Enckell, umile testimone di tanta passata grandezza di letteratura, arte, architettura, sperimenta un’intima gioia. Questo tema rende la suite di poesie “veneziane” specialmente adatta come tributo a Edfelt il cui lavoro fu costituito in gran parte da traduzioni di testi poetici in svedese.
Il poeta fa il nome di quattro famosi artisti, che lui paragona a muti ammiratori e cavalier serventi della “Regina” Venezia e che, come lui, sono venuti a renderle omaggio da posti lontani. Nei testi delle liriche vengono continuamente sottolineati gli opposti di temporaneità e continuità, il rapporto dell’onda col mare e la sua meta, la linea della spiaggia. Il concetto viene anche illustrato dalla descrizione della figlia di Enckell mentre raccoglie conchiglie sul lido.
 Rabbe Enckell naque nel 1903, minore dei sei figli dell’ordinario di Agricoltura Karl Enckell. Terminò gli studi liceali con la Maturitá nel 1921 e si sposò presto (si sarebbe poi sposato altre due volte). Già da giovane mostrò di essere portato verso una vita da scrittore ed artista. Organizzò sua prima mostra insieme a suo fratello Torger, di due anni maggiore, e nello stesso anno debuttò come poeta.
                Negli anni Trenta fu attivo sia come pittore sia come scrittore e pubblicò raccolte di poesie, libri in prosa e drammi in versi su temi tratti dai tempi antichi.
                Gli anni della guerra (1939-1945) furono per molte ragioni difficili, sia per la generale situazione politica sia per una personale crisi matrimoniale, divorzio e brevissimo secondo matrimonio. Negli anni Cinquanta e Sessanta ritornò a comporre grazie anche a un terzo, questa volta felice, matrimonio. In questo periodo videro la luce molte opere, quasi una all’anno, caratterizzate spesso da una prosa saggistica ed auto-riflessiva come in Och sanning? (1966), Tapetdörren (1968) e Resenören med fågelfoten (1971).
                Rabbe Enckell fu uno dei protagonisti del modernismo finnosvedese degli anni Venti, insieme con Edith Södergran, Gunnar Björling ed Elmer Diktonius,  e venne spesso descritto come il teorico delle linee estetiche del gruppo. Il movimento ebbe un’influenza significativa sullo sviluppo della letteratura in Svezia negli anni Quaranta e sulla letteratura Finlandese nel decennio successivo.

Venezia in Novembre

1.

Rallegrati nel vedere la forza che vive negli altri,
nell’ammirare quel che altri hanno compiuto

illuminato dal sole, o sotto la pioggia ed il cielo
tutto è ordinato in volte e guglie
come era stato pensato e sognato

Rallegrati se, in comunione, puoi vedere
ed incontrare la luce – dimentica
                                che io non sono
una creatura celeste    non sopportar l’invidia


2.

È facile vedere come le cose interagiscano fra loro:
una chiatta cozza contro un’altra
e per l’urto trema, si incrina
sul colpo, e l’acqua s’infiamma
lì dove il marinaio grida acuto
alla svolta vacillando quando la barca
            vira nella direzione sbagliata, e la nebbia fredda d’autunno
s’insinua sotto il ponte e obnubila la vista.

Anche un gattino lì
                da solo galleggia
un dito sotto la superficie dell’acqua
e svolta, lui sì, seguendo la corrente
e il suo musino non urta in quella via d’acqua così liscia
nonostante rolli
                                e beccheggi
avanti e indietro, a caso.

3.

Qui ha vissuto Byron
e qui Schopenhauer
qui Nietzsche e qui Proust
Questi nomi vengono a mente, ma sono molti di più
non vedo placche commemorative
Venezia non ama questo tipo di memorie
                             come altre città
una regina parla con il messaggero
                             ma non del messaggero
non ci si fa pregio di un corteggiamento
                  troppo palese
ma Goldoni sta lì beffardo e allunga
                  la sua canna
a passeggio e accenna graziosamente col capo
al pubblico di piazza, i suo fedele pubblico
e ricorda
tutti i suoi successi


4.

Il Lido è deserto,
la lunga spiaggia di sabbia cinerina giace nuda

in lontananza, il mare disegna sul golfo
con la spuma delle onde
e porta avanti e indietro la striscia di conchiglie dal guscio aperto
che scricchiola sotto i passi prudenti.

Quale silenzio sotto il tuono delle onde che si frangono,
un ciclista pedala sulla sabbia dura
al bordo della spiaggia,
un ragazzo corre, un cane
                                si affanna,

e Pamela si china sui tesori
che ha trovato,
il vento le entra nella pelle
come un tarlo nella corteccia dell’albero

5.

In un’oscura finestra ho visto esposto
un pezzo di legno intagliato,
il fondo di un violino, il suo collo ricurvo
ed i bordi eleganti,
un pezzo qui ed uno lì, allineati
c’erano tutti gli elementi
dello strumento non ancora finito
non levigato, non laccato,
ma meraviglioso, lì nell’ombra
come una conchiglia aperta arenata
sulla spiaggia
e se mai alcun suono aveva gravato corda alcuna
la musica giungeva
nel cuore e nel corpo
da un maestro ignoto
                dietro ad una finestra sporca e impolverata

6.

In Piazza San Marco si accalcano stormi di piccioni
il cui movimento crea l’impressione di grifoni alati
in pose eleganti

improvvisamente l’intero stormo si getta in un’altra direzione,
come cattivi pensieri che cambiano di volta in volta
oggetto e desiderio,
sfrecciano a volo radente confondendosi
con le loro ombre
e cercano rifugio nei mille anfratti
del mostro a cinque teste che assume forma
                                           di duomo dorato

7.

Ma qui alla sera è silenzio
quando il freddo intenso spazza via l’incanto
ed i contorni si perdono
nel crepuscolo o nella foschia, non si sa quale,

ed i passi sulla pietra lavorata
                spariscono senza rumore e vengono inghiottiti
dal buio della calle
protetta da case cieche

ed il cammino di una luna livida,
al suono attenuato di una sirena,
procede lontano sulla laguna nascosta dalla nebbia